Ritratto di Luigi Paolucci

L’ERBARIO PAOLUCCI

 

Testo tratto da:

L’Erbario Paolucci per la storia dell’ambiente delle Marche

di Edoardo Biondi & Luca Paradisi

 

e da:

Erbario prof. Luigi Paolucci. Salvaguardia, catalogazione scientifica e valorizzazione

a cura di: Edoardo Biondi, Luca Paradisi e Walter Asci

 

Centro Orto Botanico Interdipartimentale di Servizi

Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali

Università Politecnica delle Marche

 

Luigi Paolucci, veterinario, insegnante alla Scuola Veterinaria di Ancona è sicuramente il naturalista del XIX secolo più illustre della terra marchigiana. Può con lui validamente competere solo Antonio Orsini (1788-1870) ottimo studioso della natura ed eccellente raccoglitore di piante, il suo erbario è attualmente conservato presso il Museo di Storia Naturale, a lui stesso dedicato, di proprietà della Provincia di Ascoli Piceno, insieme alla importante collezione di foglie fossili (filliti) che prelevò dai travertini dell’ascolano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina sulle filliti tratta da: “Piante fossili terziarie dei gessi di Ancona” di Luigi Paolucci, 1896

 

Paolucci è un naturalista a tutto campo: conduce numerose ricerche e colleziona reperti botanici, zoologici, paleontologici e mineralogici. E’ in contatto diretto ed epistolare con numerose personalità scientifiche dell'epoca tra cui Charles Darwin.

Il campo di studio in cui il Paolucci ottiene i maggiori risultati è quello botanico in quanto è florista particolarmente capace ed attento: esplora con passione il territorio marchigiano alla ricerca di piante rare e raccoglie campioni che vengono determinati e quindi conservati presso l'Erbario Normale Marchigiano, da lui stesso istituito ed inserito nel Museo Regionale Marchigiano di Scienze Naturali. A conclusione di tanti anni di ricerche sul territorio delle Marche il Paolucci pubblica nel 1890 la “Flora marchigiana”, unica opera sintetica della materia che sia stata sino ad ora edita per la regione e che è stata recentemente ripubblicata, in versione anastatica, dal Museo Paolucci di Offagna.

 

 

 

 

Frontespizio della”Flora marchigiana” di L. Paolucci (1891).

 

Un erbario come noto è una collezione di piante disseccate e determinate secondo la scienza della classificazione del mondo vivente detta tassonomia. In particolare dell’erbario costituito dal Paolucci, in quasi mezzo secolo di attività, attualmente restano 2675 camicie, cioè contenitori formati da fogli ripiegati contenenti i campioni di piante (exiccata), sciolti o inseriti su fogli d’erbario. Le camice di specie appartenenti alla stessa famiglia, sono riunite e legate in cartelle costituite da due cartoni a loro volta conservate in 28 casse lignee. Una recente revisione dell’erbario condotta dal Centro Interdipartimentale dell’Orto Botanico, dell’Università Politecnica delle Marche, ha permesso di riconoscervi 3105 entità vegetali di cui 2451 di provenienza italiana e tra queste 1645 marchigiane. Molti dei reperti conservati nell’erbario sono stati raccolti in data antecedente alla pubblicazione della Flora Marchigiana della quale rappresentano quindi una parziale testimonianza, ancora oggi verificabile, sia sull’esistenza nel nostro territorio delle piante indicate e sia sulla qualità della determinazione. Ovviamente ancora più rilevanti sono i campioni di entità raccolti posteriormente alla pubblicazione della stessa opera, molte delle quali non sono attualmente rinvenibili nelle Marche.

 

Una delle 28 casse che custodiscono l’Erbario Paolucci e aspetto delle cartelle, costituite da un doppio cartoncino, che riuniscono per famiglia le 2675 camicie contenenti i campioni d’erbario.

 

In molte zone delle Marche tra XIX e XX secolo si è determinato una eccezionale trasformazione ambientale a seguito di eventi che hanno comportato un cambiamento fondamentale nell’economia che da agricola è divenuta prevalentemente industriale, con conseguente forte urbanizzazione e infrastrutturazione dei territori costieri e di pianura e riduzione dei residenti nelle zone montane dove per contro si è registrato un consistente abbandono di terreni agricoli e forestali. Dalle zone incolte del litorale si segnala inoltre la scomparsa di numerose specie che hanno testimonianza della loro esistenza nell’erbario Paolucci. In questo gruppo di specie si può inserire anche Poligala di Pesaro (Fig. 6) [Polygala pisaurensis (LR)], endemica della nostra regione dove attualmente colonizza luoghi erbosi ed erboso-sassosi presso la costa e la fascia collinare retrostante nel territorio della provincia di Pesaro. In passato la specie vegetava anche in provincia di Ancona, come testimonia il campione d’erbario raccolto dallo stesso Paolucci nel mese di maggio, in un incolto erboso collinare presso Poggio San Marcello, in prossimità di Jesi.

Cartellino d’erbario realizzato per raccolta delle informazioni collegate al campione originale e la revisione tassonomica dello stesso.